CityWave Milano celebra il trionfo di ingegneria e architettura.

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CityWave Milano, una copertura sospesa in legno cavi d’acciaio e geometrie da catenaria

A duecento giorni dalla consegna, il cantiere milanese CityWave ha completato le opere strutturali principali della canopy: la copertura sospesa che unisce i due edifici del complesso. L’ultimo getto del concio, eseguito nel punto più alto del manufatto, ha concluso la fase più impegnativa dal punto di vista esecutivo. L’intervento, promosso da Citylife S.p.A. per conto del gruppo Generali, è curato dalla società consortile The Wave Scarl, formata da Colombo Costruzioni e CMB, con la progettazione architettonica dello studio BIG – Bjarke Ingels Group.

Durante la visita tecnica organizzata il 28 maggio 2026 da Federbeton e CTE in collaborazione con AICAP, i tre responsabili di progetto hanno illustrato le soluzioni adottate. L’ingegner Stefano Crespi (Project Director per Colombo Costruzioni) ha coordinato la presentazione assieme all’architetto Federico Corti (Design Manager di CMB) e all’ingegnere Marco Righi dello studio HB (Holzner&Bertagnolli Engineering), responsabile della progettazione strutturale e geotecnica.

Geometria e materiali della canopy

La canopy si estende per 147 metri di lunghezza con una superficie di circa 4.500 metri quadrati. È realizzata interamente in legno X-LAM a cinque strati incrociati, per un volume complessivo di 1.800 metri cubi di materiale strutturale. All’interno dei pannelli corrono 19 cavi rettilinei in acciaio, ciascuno formato da trefoli a tripla protezione: zincatura, grasso e guaina. Il sistema Tensa, progettato per la sostituibilità durante la vita dell’edificio, consente la tesatura progressiva in quattro step.

Ogni cavo è portato a tensioni differenziate per ottenere la forma geometrica definita dal progetto architettonico, con un limite massimo che non supera il 50% della resistenza secondo il FIB Bulletin 89. L’ingegner Righi ha specificato che la soluzione costruttiva, che integra cinque strati di X-LAM con cavi d’acciaio annegati, non trova corrispondenza in codici normativi esistenti: è stata progettata analiticamente e poi verificata sperimentalmente.

Comportamento dinamico e smorzamento

Le oscillazioni indotte dal vento sulla canopy sono state analizzate in galleria del vento presso il Politecnico di Milano, con condizioni corrispondenti a venti con tempi di ritorno superiori a 1.000 anni. I risultati hanno portato all’adozione di smorzatori a correnti parassite, installati alla base degli elementi metallici verticali denominati fins. Questi dispositivi, testati a Berlino con il sistema Gerb, limitano le escursioni dinamiche a valori contenuti entro ±20 centimetri per venti a 36 metri al secondo.

Tra la struttura lignea della canopy e gli edifici in calcestruzzo armato è previsto un giunto di 40 centimetri che assorbe le dilatazioni termiche e consente le ispezioni periodiche. Il monitoraggio topografico in fase di costruzione utilizza prismi installati all’intradosso della copertura, con letture al tempo zero effettuate a struttura ancora sostenuta dai sistemi di puntellazione. Ogni step di tesatura viene verificato tramite scansioni che confrontano le deformate effettive con quelle attese dalle analisi teoriche.

Coperture inclinate e getti complessi

Le superfici di copertura degli edifici in calcestruzzo armato raggiungono un’inclinazione massima di 52 gradi, comparabile alla pendenza delle pareti del K2. La geometria deriva dalla rivoluzione di una catenaria, curva che ottimizza la distribuzione dei carichi. Per la realizzazione sono stati sviluppati tre sistemi distinti di casseratura e puntellazione. Nelle zone a pendenza più elevata, si è evitato il getto in opera utilizzando carpenteria metallica e pannelli X-LAM.

I getti in pendenza hanno richiesto miscele di calcestruzzo ad hoc sviluppate con Holcim, testate in sessioni di prova che hanno analizzato diversi rapporti acqua/cemento, additivi e tecniche di vibrazione. Le solette di copertura hanno spessori compresi tra 40 e 55 centimetri, necessari per trasferire le forze della canopy sospesa, che raggiungono valori compresi tra 12.000 e 15.000 kN. La post-tensione aderente elimina le trazioni nelle condizioni quasi-permanenti e controlla le deformazioni viscose nel lungo periodo.

Elementi multifunzione: le fins

Le fins metalliche verticali visibili dalla piazza assolvono tre funzioni separate: estetica, strutturale e idraulica. Ospitano gli smorzatori per il controllo delle oscillazioni e convogliano le acque meteoriche dalla copertura verso i pluviali, con punti di raccolta ogni 10-15 metri lungo il perimetro. L’architetto Corti ha descritto questa soluzione come applicazione del principio di onestà materica, dove ogni elemento tecnologico diventa anche componente architettonica riconoscibile. L’impermeabilizzazione della copertura utilizza il sistema Riverclack, lamiera aggraffata che funge anche da supporto per i pannelli fotovoltaici.

Sostenibilità e certificazioni

Il complesso ha ottenuto le certificazioni LEED, WELL e WIREDSCORE, tutte al livello Platinum. Il 65% dell’energia è prodotto da fonti rinnovabili. Sulla copertura dell’edificio RD sono installati 11.000 pannelli fotovoltaici con gradazioni cromatiche di grigio personalizzate, per una potenza di picco di circa 1,4 MW. Gli impianti meccanici comprendono geotermia con acqua di falda e recupero del calore a condensazione.

Le lobby di ingresso presentano solai a cassettoni in calcestruzzo faccia a vista, con gole integrate che ospitano gli impianti tecnologici mascherati da carter metallici, in coerenza con la filosofia progettuale complessiva.

Prototipazione e campo prove

Prima della costruzione, è stato realizzato un campo prove a Brescia di 25 x 30 metri, con inclinazioni di 35, 45 e 55 gradi. Su questo sito sono state testate le procedure di getto e montaggio, e 200 operai hanno ricevuto 32 ore di formazione normativa più 90 ore aggiuntive. Le prove aerodinamiche della canopy sono state condotte in tre sessioni: la prima nel 2020 da HB Engineering in India e Canada con RWDI su modelli in scala 1:200 e 1:70; la seconda nel 2024 al Politecnico di Milano su modello 1:70, dopo la riduzione della superficie da 5.000 a 4.500 metri quadrati.

All’Università di Trento sono stati testati campioni bidimensionali della canopy di 7,5 x 7,5 metri per verificare resistenza, rigidezza e smorzamento intrinseco. Cinquanta campioni sono stati impiegati nelle prove di resistenza delle connessioni bullonate. I pannelli X-LAM sono preforati in stabilimento a controllo numerico per evitare interferenze con i cavi di post-tensione; l’assemblaggio complessivo richiede circa 350.000 viti.

Sicurezza e organizzazione del cantiere

La gestione della sicurezza in quota ha portato all’ingaggio di una squadra di soccorso industriale specializzata, Prevent, composta da personale con formazione in soccorso d’emergenza, alpinismo e interventi in quota. Gli operatori sono in grado di intervenire a 80-100 metri di altezza per stabilizzare un paziente e coordinarsi con i servizi di emergenza.

Il programma lavori conta circa 36.000 attività strutturate in una WBS a otto livelli gerarchici, con pianificazione 4D utilizzata fin dalla fase di gara nel gennaio 2023. Il monitoraggio prevede verifiche settimanali dell’avanzamento fisico, aggiornamenti mensili delle previsioni economiche e analisi bimestrali con la direzione. Le otto gru installate (quattro per la canopy, tre per l’edificio RD, una per l’edificio RE) sono state dimensionate in base ai carichi e alle fasi di lavoro.

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