megade
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Buongiorno a tutti,
vorrei aprire una discussione su una tipologia strutturale molto diffusa nel panorama industriale e agricolo italiano del secondo dopoguerra: i capannoni a volta in laterocemento, realizzati prevalentemente tra gli anni Cinquanta e Settanta.
Mi riferisco in particolare a strutture con:
volte a botte o a schiena d’asino
profilo parabolico o circolare
luce tipica tra 10 e 25 m
freccia contenuta
spessori complessivi volta/solaio tra 12 e 20 cm
realizzazione con:
elementi prefabbricati in laterizio armato
sistemi misti (travetti in c.a. e tavelloni)
getti in opera su centine provvisorie
Si tratta di una tipologia estremamente ricorrente, ma per la quale spesso risulta complesso reperire documentazione progettuale originale.
Vorrei confrontarmi con voi su alcuni punti:
Reperimento elaborati storici
Avete esperienza nel rinvenire elaborati grafici e relazioni di calcolo di queste strutture?
Archivi comunali, archivi di ex imprese prefabbricatrici, studi professionali storici?
Esistono pubblicazioni tecniche dell’epoca (manuali, riviste specialistiche) che riportano esempi tipo e criteri di calcolo adottati?
Criteri di calcolo originari
Secondo la vostra esperienza, queste volte venivano progettate come:
archi sottili collaboranti a compressione?
travi curve?
piastre sottili?
Quanto era effettivamente considerata l’azione spingente sui piedritti?
In che misura l’analisi era condotta con metodi elastici semplificati?
Comportamento strutturale reale
Alla luce delle verifiche con NTC attuali, avete riscontrato criticità ricorrenti?
Problemi tipici: fessurazione in chiave, carenze di armatura ai piedritti, instabilità locale, vulnerabilità sismica?
Comportamento scatolare effettivo in presenza di tamponamenti collaboranti?
Strategie di modellazione per verifiche di vulnerabilità
Preferite modellazioni a telaio con elementi beam curvi?
Gusci (shell) FEM?
Approcci semplificati con arco equivalente?
L’obiettivo è duplice:
capire se esistono riferimenti documentali recuperabili per inquadrare meglio i criteri progettuali originari;
condividere esperienze operative su analisi e adeguamento/intervento.
vorrei aprire una discussione su una tipologia strutturale molto diffusa nel panorama industriale e agricolo italiano del secondo dopoguerra: i capannoni a volta in laterocemento, realizzati prevalentemente tra gli anni Cinquanta e Settanta.
Mi riferisco in particolare a strutture con:
volte a botte o a schiena d’asino
profilo parabolico o circolare
luce tipica tra 10 e 25 m
freccia contenuta
spessori complessivi volta/solaio tra 12 e 20 cm
realizzazione con:
elementi prefabbricati in laterizio armato
sistemi misti (travetti in c.a. e tavelloni)
getti in opera su centine provvisorie
Si tratta di una tipologia estremamente ricorrente, ma per la quale spesso risulta complesso reperire documentazione progettuale originale.
Vorrei confrontarmi con voi su alcuni punti:
Reperimento elaborati storici
Avete esperienza nel rinvenire elaborati grafici e relazioni di calcolo di queste strutture?
Archivi comunali, archivi di ex imprese prefabbricatrici, studi professionali storici?
Esistono pubblicazioni tecniche dell’epoca (manuali, riviste specialistiche) che riportano esempi tipo e criteri di calcolo adottati?
Criteri di calcolo originari
Secondo la vostra esperienza, queste volte venivano progettate come:
archi sottili collaboranti a compressione?
travi curve?
piastre sottili?
Quanto era effettivamente considerata l’azione spingente sui piedritti?
In che misura l’analisi era condotta con metodi elastici semplificati?
Comportamento strutturale reale
Alla luce delle verifiche con NTC attuali, avete riscontrato criticità ricorrenti?
Problemi tipici: fessurazione in chiave, carenze di armatura ai piedritti, instabilità locale, vulnerabilità sismica?
Comportamento scatolare effettivo in presenza di tamponamenti collaboranti?
Strategie di modellazione per verifiche di vulnerabilità
Preferite modellazioni a telaio con elementi beam curvi?
Gusci (shell) FEM?
Approcci semplificati con arco equivalente?
L’obiettivo è duplice:
capire se esistono riferimenti documentali recuperabili per inquadrare meglio i criteri progettuali originari;
condividere esperienze operative su analisi e adeguamento/intervento.