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Mentre il World Urban Forum (WUF) di Baku si chiudeva a fine maggio, il tema dell’accessibilità abitativa si confermava come una delle variabili più critiche per il futuro delle città. Secondo le stime presentate da UN-Habitat, entro il 2030 circa tre miliardi di persone, pari al 40% della popolazione mondiale, necessiteranno di un alloggio adeguato. Proiettando lo sguardo al 2050, la pressione demografica sulle aree urbane diventerà ancora più intensa: quasi il 70% della popolazione vivrà in città, generando una domanda complessiva di almeno 40 milioni di nuove unità immobiliari. A questi numeri si lega inevitabilmente il dibattito su resilienza climatica e crescita sostenibile, temi che hanno dominato la conferenza.
Confronto globale sulle strategie per la casa
L’Istituto Nazionale Urbanistica (INU) ha partecipato all’evento attraverso una coalizione internazionale di associazioni di pianificazione, coordinata dal Royal Town Planning Institute (RTPI) e dall’International Society of City and Regional Planners (ISOCARP). Valeria Lingua, segretaria generale INU e docente di Urbanistica all’Università di Firenze, ha evidenziato come la manifestazione, istituita dalle Nazioni Unite nel 2001, mantenga una forte rilevanza per il confronto tra esperienze eterogenee. Il tema di questa tredicesima edizione, “Housing the world: safe and resilient cities and communities”, ha messo al centro la difficoltà di coniugare politiche abitative in contesti caratterizzati da profonde disuguaglianze.
Un punto saliente del dibattito ha riguardato il rapporto tra pianificazione formale e insediamenti informali come le favelas. Secondo Lingua, il confronto non si è concentrato esclusivamente su come risolvere il fenomeno attraverso strumenti di pianificazione tradizionali. Si è invece discusso di come queste comunità, al loro interno, conservino un senso di identità e una cura degli spazi comuni che rappresentano un valore da non sottovalutare.
Adattamento climatico e approcci progettuali
L’adattamento al cambiamento climatico ha assunto declinazioni progettuali differenti a seconda dei Paesi. Le nature based solutions, la mitigazione dei rischi e l’analisi della vulnerabilità sono state declinate in modi anche molto distanti tra loro. Lingua ha raccontato il confronto con l’associazione dei pianificatori cinesi, che sta sviluppando il concetto di “città spugna”. In Italia, questa strategia viene interpretata come una risposta agli eventi meteo estremi, con interventi che migliorano la capacità reattiva del tessuto urbano durante le bombe d’acqua. In Cina, invece, la medesima idea si traduce in una progettazione su larga scala che sfrutta grandi superfici verdi disponibili, integrando soluzioni basate sulla natura in modo sistematico.
Le differenze emergono anche nel modello di sviluppo edilizio. In Europa l’attenzione è concentrata sulla riduzione del consumo di suolo, puntando su recupero e rigenerazione urbana. Lingua ha osservato come Paesi come Azerbaijan, Turkmenistan e Kirghizistan abbiano invece presentato plastici di grandi lottizzazioni, paragonabili per portata al boom immobiliare italiano del dopoguerra. Questo scenario evidenzia una divaricazione sostanziale nelle priorità di pianificazione tra continenti.
Il ruolo di INU e la partecipazione pubblica
Nel corso del Forum, l’INU ha portato avanti alcune iniziative di rilievo politico e tecnico. Tra queste, il Manifesto per Gaza si configura come una risposta critica ai modelli di ricostruzione proposti dall’esterno, ritenuti inadatti al contesto locale. Il documento sostiene la necessità che le forze politiche e le nazioni coinvolte convergano su una proposta di ricostruzione accolta principalmente dalla popolazione locale. Il messaggio è stato accolto attraverso la collaborazione con ISOCARP, che ha promosso un Manifesto per la Pace, incentrato su un’urbanistica finalizzata a creare contesti pacifici.
Sul fronte metodologico, l’INU ha presentato la versione aggiornata della Carta della Partecipazione pubblica. Basata su un decennio di esperienze concrete, la carta offre principi e modalità operative per attivare la partecipazione dei cittadini nei processi di pianificazione. Rispetto alla carta internazionale di UN-Habitat, considerata troppo generica, quella italiana è stata apprezzata per l’approccio pratico. Lo strumento, sviluppato con il coinvolgimento di facilitatori professionali, ha suscitato interesse per la sua potenziale replicabilità in altri contesti.
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