Calcolo fondazioni superficiali

Mau__

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Salve a tutti
Faccio riferimento al post che ho pubblicato nella sezione “Raccolta di appunti” in risposta ai documenti forniti da Gastab in merito al calcolo delle fondazioni superficiali. In particolare la questione era sulla verifica di capacità portante, che può essere eseguita in due modi:
- calcolo della risultante dovuta alla pressione limite, calcolata con le formulazioni di Terzaghi, ecc…, supposta agire uniformemente sull’area efficace, e confronto con la forza verticale agente
- calcolo degli sforzi agenti usando la teoria delle sezioni presso-inflesse (es. formula Navier per sezioni interamente reagenti) e confronto tra lo sforzo massimo che si ottiene con il valore della capacità portante, sempre calcolata con le varie formulazioni in letteratura.
Calcoli alla mano, il secondo approccio comporta verifiche più restrittive: mi chiedevo quindi se l’approccio che ho sempre usato, ovvero il primo che é anche applicato ad alcuni software che uso, sia sbagliato. Con il secondo approccio, può succedere che alcune fondazioni che sono verificate con il primo, non lo siano più se vado a confrontare la pressione massima agente (spesso in corrispondenza di uno spigolo) con la capacità portante. Ma questo secondo approccio non è in contrasto con le formule per il calcolo della capacità portante che prevedono la formazione di un meccanismo di rottura al raggiungimento di una pressione qlim uniforme sull’area efficace della fondazione?
 
Salve a tutti
Faccio riferimento al post che ho pubblicato nella sezione “Raccolta di appunti” in risposta ai documenti forniti da Gastab in merito al calcolo delle fondazioni superficiali. In particolare la questione era sulla verifica di capacità portante, che può essere eseguita in due modi:
- calcolo della risultante dovuta alla pressione limite, calcolata con le formulazioni di Terzaghi, ecc…, supposta agire uniformemente sull’area efficace, e confronto con la forza verticale agente
- calcolo degli sforzi agenti usando la teoria delle sezioni presso-inflesse (es. formula Navier per sezioni interamente reagenti) e confronto tra lo sforzo massimo che si ottiene con il valore della capacità portante, sempre calcolata con le varie formulazioni in letteratura.
Calcoli alla mano, il secondo approccio comporta verifiche più restrittive: mi chiedevo quindi se l’approccio che ho sempre usato, ovvero il primo che é anche applicato ad alcuni software che uso, sia sbagliato. Con il secondo approccio, può succedere che alcune fondazioni che sono verificate con il primo, non lo siano più se vado a confrontare la pressione massima agente (spesso in corrispondenza di uno spigolo) con la capacità portante. Ma questo secondo approccio non è in contrasto con le formule per il calcolo della capacità portante che prevedono la formazione di un meccanismo di rottura al raggiungimento di una pressione qlim uniforme sull’area efficace della fondazione?
la formulazione di terzaghi prevede fondazione nastriforme infinita e carico verticale centrato. i successivi autori (andando nelle classiche trattazioni della capacità portante superficiale, quindi i vari meyeroff, vesic, Hansen ecc ecc) inseriscono nella formula trinomia "alla terzaghi" dei coefficienti correttivi che considerano inclinazioni sia del carico. che della fondazione che del terreno sotto la fondazione stessa.

il fatto che la seconda metodologia da te descritta sia più restrittiva, è vero. ma è anche la più realistica. immagina un plinto fortemente pressoflesso. il momento porterà al sollevarsk del plinto, con conseguente riduzione dell'area di contatto con il terreno, ed un incremento della pressione di contatto (e riduzione della capacità portante quindi). trascurare questa componente non è né a favore di sicurezza ne aderente alla realtà
 
Se possibile evita l'uso del secondo approccio che indichi. È comunque utilizzabile ma andrebbe corretto per evitare sovradimensionamenti (ad esempio una volta si limava la punta di sforzo di circa il 15-20% ). Comunque evita, non usarlo perché si basa su comportamenti troppo lontani dal funzionamento del terreno.
Oggi (ma lo si era già visto con la normativa del 1988) bisogna considerare il funzionamento globale della fondazione in termini di risultanti. Le distribuzioni localizzate "anomale" in realtà si mediano nel terreno. Ecco che risultano più corretti gli approcci come quello di Meyheroff che redistribuisce le tensioni in modo uniforme su un'area ridotta in base all'eccentricità del carico.
 
la formulazione di terzaghi prevede fondazione nastriforme infinita e carico verticale centrato. i successivi autori (andando nelle classiche trattazioni della capacità portante superficiale, quindi i vari meyeroff, vesic, Hansen ecc ecc) inseriscono nella formula trinomia "alla terzaghi" dei coefficienti correttivi che considerano inclinazioni sia del carico. che della fondazione che del terreno sotto la fondazione stessa.

il fatto che la seconda metodologia da te descritta sia più restrittiva, è vero. ma è anche la più realistica. immagina un plinto fortemente pressoflesso. il momento porterà al sollevarsk del plinto, con conseguente riduzione dell'area di contatto con il terreno, ed un incremento della pressione di contatto (e riduzione della capacità portante quindi). trascurare questa componente non è né a favore di sicurezza ne aderente alla realtà
Ciao, ti faccio una domanda in merito a quello che hai detto. Mi sono sempre chiesto una cosa: è vero che se il plinto si solleva la sezione si parzializza però è anche vero che abbiamo una quota di terreno sopra al plinto checontribuirà a non fare alzare il plinto, sbaglio?
 
puoi
Ciao, ti faccio una domanda in merito a quello che hai detto. Mi sono sempre chiesto una cosa: è vero che se il plinto si solleva la sezione si parzializza però è anche vero che abbiamo una quota di terreno sopra al plinto checontribuirà a non fare alzare il plinto, sbaglio?
puoi considerare il carico sopra al plinto in modo che ricentri lo sforzo (però potrebbe essere che domani decidano di fare come ho fatto io per un lavoro a concordia sagittaria su una raffineria, di fare passare tubi e condotte sopra il tuo plinto. togliendo il riempimento (li era un plintone su pali di una ciminiera, si sono integrati dei micropali a trazione. discorso leggermente diverso). sai mai cosa vanno a combinare negli anni.

comunque si, puoi considerare il peso sopra la fondazione come carico distribuito sulla fondazione, che ricentri il carico stesso. inoltre puoi considerare la pressione del terreno e dei permanenti attorno alla fondazione, che tendono a contrastare il cuneo di scivolamento (nel meccanismo globale di collasso, sia questo a spirale logaritmica, circolare. a silos come berezantzev ecc ecc)
 
credo che occorre ragionare nello spirito del calcolo a rottura per cui in una sezione pressoinflessa il diagramma tensionale non è a farfalla ma rettangolare; poi posto uno schema molto chiaro a proposito da un libro del prof. Vincenzo Franciosi sul calcolo dei muri di sostegno
 
puoi

puoi considerare il carico sopra al plinto in modo che ricentri lo sforzo (però potrebbe essere che domani decidano di fare come ho fatto io per un lavoro a concordia sagittaria su una raffineria, di fare passare tubi e condotte sopra il tuo plinto. togliendo il riempimento (li era un plintone su pali di una ciminiera, si sono integrati dei micropali a trazione. discorso leggermente diverso). sai mai cosa vanno a combinare negli anni.

comunque si, puoi considerare il peso sopra la fondazione come carico distribuito sulla fondazione, che ricentri il carico stesso. inoltre puoi considerare la pressione del terreno e dei permanenti attorno alla fondazione, che tendono a contrastare il cuneo di scivolamento (nel meccanismo globale di collasso, sia questo a spirale logaritmica, circolare. a silos come berezantzev ecc ecc)
Effettivamente non avevo mai ragionato sul discorso delle manomissioni nel corso degli anni
 
quel disegno (da "Il calcolo automatico dei terrapieni e delle opere di sostegno);
d'altra parte nel carico limite delle fondazioni si fa riferimento ad un comportamento del terreno di tipo rigido-plastico;

ad esempio negli edifici in muratura (ma si potrebbe fare anche in altre tipologie, specialmente con fondazioni a travi continue) utilizzo il cosiddetto "metodo N" del prof. Michele Pagano, per cui considero la sezione di impronta dell'intera fondazione (in genere una sezione pluriconnessa) soggetta alle azioni globali trasmesse dall'edificio, e solo per tener conto di concentrazioni locali di carico amplifico la tensione massima del 10-20%
 

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la formulazione di terzaghi prevede fondazione nastriforme infinita e carico verticale centrato. i successivi autori (andando nelle classiche trattazioni della capacità portante superficiale, quindi i vari meyeroff, vesic, Hansen ecc ecc) inseriscono nella formula trinomia "alla terzaghi" dei coefficienti correttivi che considerano inclinazioni sia del carico. che della fondazione che del terreno sotto la fondazione stessa.

il fatto che la seconda metodologia da te descritta sia più restrittiva, è vero. ma è anche la più realistica. immagina un plinto fortemente pressoflesso. il momento porterà al sollevarsk del plinto, con conseguente riduzione dell'area di contatto con il terreno, ed un incremento della pressione di contatto (e riduzione della capacità portante quindi). trascurare questa componente non è né a favore di sicurezza ne aderente alla realtà
Innanzitutto ringrazio tutti per le risposte che ricevute.
Per quanto riguarda un plinto fortemente presso inflesso, il fatto che il momento porta a un sollevamento del plinto con riduzione dell’area di contatto e di conseguenza della capacità portante (sia la qlim che la sua risultante) lo posso comunque considerare col primo approccio poiché la pressione limite e la sua risultante le calcolo con le dimensioni efficaci della fondazione (B’ = B - 2eB e L’ = L - 2eL) che dipendono dalle eccentricità eB e eL. Concordo poi col fatto che distribuire in maniera uniforme le tensioni su un’area ridotta in funzione dell’ eccentricità secondo Meyheroff sia un approccio più vicino alla meccanica dei terreni.
 
Colgo l’occasione per un’altra riflessione, sempre sulla verifica a capacità portante di fondazioni superficiali. Mi è capitato di avere a che fare con relazioni di calcolo fatte da altri professionisti, in cui le verifiche a capacità portante venivano eseguite innanzitutto con il secondo approccio che ho descritto (ovvero confronto tra massima tensione agente e q lim) ma soprattutto con combinazioni di tipo SLU, sismiche e EQU, nelle quali vengono usati come coeff. Parziali sulla resistenze 2.3 per le combinazioni SLU e 1 per le combinazioni sismiche e EQU. Di seguito alcune mie riflessioni:
- ma ha senso fare la verifica a capacità portante per combinazioni di tipo EQU? Questo tipo di combinazione non andrebbe usato solo per la verifica a ribaltamento?
- per le combinazioni sismiche, il coeff. Parziale gammaR non sarebbe 2.3 ? (o 1.8 se uso una formulazione per la capacità portante in cui considero gli effetti inerziali)
 
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