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Prezzo medio e qualità ambientale: il nodo irrisolto nei prezzari regionali
Il prezzario regionale resta lo strumento obbligatorio per la stima economica dei lavori pubblici, ma la sua natura di media di mercato crea un cortocircuito con i crescenti obblighi di sostenibilità. Una stessa voce di prezzo può coprire soluzioni con impronte di carbonio profondamente diverse, rendendo invisibile la qualità ambientale nelle procedure di gara. Il D.Lgs. 36/2023 e i CAM 2025, invece, trasformano la sostenibilità in una grandezza misurabile e documentabile, creando uno scarto che il prezzario tradizionale non sa gestire.
Il problema non è solo economico: riguarda la capacità del sistema di premiare chi sceglie materiali a basso impatto e di verificare in esecuzione quanto dichiarato in fase di offerta. La proposta di un indice sintetico come l’SPI Rating cerca di colmare questa distanza, offrendo alla stazione appaltante uno strumento per convertire lo scarto prezzo/qualità in punteggio tecnico.
Disallineamento strutturale tra stima economica e requisiti cogenti
Il prezzario è costruito per fotografare il prezzo corrente di mercato, e questa è la sua funzione tradizionale. Ma i CAM Edilizia adottati con il D.M. 24 novembre 2025, in vigore dal 2 febbraio 2026, richiedono di valutare impronta di carbonio (GWP), contenuto di riciclato, dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD) e tracciabilità. La digitalizzazione imposta dall’art. 43 del Codice aggiunge la necessità di attributi informativi interoperabili. Il prezzario, nella sua versione attuale, non distingue tra un calcestruzzo con cemento Portland ordinario e uno con cemento d’altoforno: entrambi ricadono sotto la stessa voce, ma il primo ha un GWP superiore anche del 25%.
L’Allegato I.14 disciplina criteri di formazione e aggiornamento che potrebbero diventare il punto di partenza per un’evoluzione della voce di prezzo verso un formato informativo. Non si tratta di inserire subito valori LCA completi per ogni voce, ma di procedere per livelli: codifica uniforme, indicazione dei CAM pertinenti, campi per EPD e certificazioni, integrazione progressiva di indicatori GWP per famiglie ad alta intensità, fino al collegamento con criteri premianti e controlli esecutivi.
Stazioni appaltanti di fronte a uno scarto non contabilizzato
Il conflitto emerge nel punto di contatto tra computo metrico estimativo e obbligazione contrattuale. Il progettista stima con il prezzario obbligatorio, ma questo non offre voci distinte per la qualità ambientale che i CAM e l’art. 43 chiedono di valutare. Due conseguenze immediate: la soluzione a basso impatto e quella ad alto impatto ricevono lo stesso prezzo, e l’operatore che propone materiale sostenibile sostiene un costo maggiore non riconosciuto, dovendo ricorrere all’analisi di nuovo prezzo con il rischio di contestazione.
Dati elaborati su prezzari reali mostrano che per il calcestruzzo strutturale il GWP può variare da circa 223 a 338 kg CO₂eq/m³, mentre l’armatura B450C da forno elettrico (EAF) raggiunge livelli di sostenibilità molto superiori a quella da altoforno (BOF), pur avendo la stessa voce di prezzario. Lo stesso vale per l’alluminio secondario rispetto al fotovoltaico policristallino di importazione.
SPI Rating: una metodologia per rendere remunerabile la qualità ambientale
L’indice SPI (Sustainability Performance Index) è proposto come strumento interno alla stazione appaltante per misurare la qualità ambientale di voci e materiali. Pesato su cinque dimensioni (GWP/LCA al 35%, circolarità al 25%, certificazioni al 20%, DNSH al 12%, trasparenza al 8%), restituisce un punteggio 0-100. In sede di offerta economicamente più vantaggiosa, l’SPI governa due soglie di ammissibilità: un punteggio minimo per accedere alla valutazione e una soglia per il punteggio tecnico pieno, con interpolazione lineare nell’intervallo.
L’integrazione con il BIM è naturale: il modello informativo diventa fonte unica per la BOM, ogni materiale porta i parametri SPI derivati da EPD, e un mapping connette la voce di prezzo al database dell’indice. Nella dimensione 6D si può simulare in tempo reale la variazione del rating al variare dei materiali, supportando la redazione semi-automatica della relazione CAM e delle check-list DNSH.
Il percorso verso un prezzario informativo
L’adeguamento non può essere immediato né imposto a tutti i prezzari regionali in modo uniforme. La proposta è di procedere per livelli: prima codifica e struttura dati uniforme, poi indicazione dei CAM pertinenti, quindi campi documentali per EPD, DoP e certificazioni, successivamente integrazione di indicatori GWP/LCA per famiglie ad alta intensità, infine collegamento con criteri premianti e controlli in esecuzione. Il Regolamento UE 2024/3110 sui prodotti da costruzione rafforza questa prospettiva, rendendo la sostenibilità un attributo dichiarato e documentabile di ogni prodotto.
La sfida, in definitiva, è trasformare il prezzario da strumento neutro di stima economica a nodo di raccordo tra computo, capitolato, modello informativo e verifiche esecutive. Solo così il Principio del Risultato enunciato dall’art. 1 del Codice potrà trovare attuazione concreta, e la qualità ambientale non restare un auspicio separato dalla pratica di gara.
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