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Il mercato italiano delle infrastrutture digitalizzate ha raggiunto un valore complessivo di 1,36 miliardi di euro nel 2025, segnando un incremento del 16% rispetto all’anno precedente. Il dato emerge dall’ultima rilevazione dell’Osservatorio Digital & Smart Infrastructures del Politecnico di Milano, che ha censito la spesa per tecnologie, sensoristica e sistemi di monitoraggio applicati a reti, impianti e opere civili.

La crescita interessa tutti i comparti applicativi, con una distribuzione che riflette le priorità di investimento del Paese. Il segmento più rilevante è quello delle Smart Energy Infrastructure, valutato 460 milioni di euro (+21%), seguito dalle Smart Railway con 320 milioni (+12%) e dalle Smart Road con 240 milioni (+17%). Completano il quadro le tecnologie per Smart Bridge & Tunnel (175 milioni, +13%), Smart Airport (75 milioni, +10%), Smart Port (50 milioni, +12%) e Smart Logistic Hub (40 milioni, +14%).

Digitalizzazione delle reti e patrimonio infrastrutturale italiano

La spinta alla digitalizzazione è trainata in larga parte dagli investimenti pubblici, con un ruolo centrale del PNRR, in particolare della Missione 3 dedicata alla mobilità sostenibile. A questi si aggiungono i finanziamenti del programma europeo Connecting Europe Facility, che sostiene lo sviluppo di infrastrutture energetiche, di trasporto e digitali.

Il contesto italiano presenta caratteristiche specifiche. La rete autostradale nazionale è tra le più datate e complesse d’Europa, con una concentrazione di viadotti, ponti e gallerie nettamente superiore alla media continentale. La rete ferroviaria si estende per oltre 16.800 chilometri. Su ciascun chilometro di autostrada transitano in media circa 40.000 veicoli al giorno, secondo i dati di Autostrade per l’Italia. Questa combinazione di vetustà e intensità di traffico rende prioritaria l’adozione di sistemi di monitoraggio e manutenzione predittiva.

Modello di stima costi-benefici per ponti stradali

L’Osservatorio ha sviluppato un modello per quantificare l’impatto economico della digitalizzazione su un’infrastruttura standard, un ponte stradale con campata di 20 metri. L’analisi confronta scenari di manutenzione reattiva con approcci predittivi basati su sensoristica IoT e digital twin.

La riduzione dei costi di manutenzione varia dal 10% al 30% a seconda dello scenario di investimento. Nello scenario massimo, il costo totale si riduce del 21%, con un risparmio stimato di circa 300.000 euro per singola opera. Applicando il modello ai duemila ponti critici censiti a livello nazionale, il risparmio potenziale complessivo raggiungerebbe i 600 milioni di euro.

Il Decreto Ministeriale 204/2022 ha avviato un censimento nazionale dei ponti, con classificazione del livello di rischio (basso, medio, alto). I primi risultati sono attesi entro la fine del 2026 o il 2027. La piattaforma digitale che raccoglie i dati integra AI, IoT e digital twin per supportare ispezioni, manutenzione e sicurezza della rete. Attualmente sono inseriti oltre 4.400 ponti, viadotti e cavalcavia.

Smart road: potenziale frenato dal quadro normativo

Il mercato italiano delle smart road è stimato a 240 milioni di euro per il 2025. L’Italia ha adottato un quadro normativo di riferimento con il Decreto Ministeriale 70/2018, che ha permesso di avviare sperimentazioni in anticipo rispetto ad altri Paesi europei. Tuttavia, la normativa risulta oggi obsoleta e rappresenta un collo di bottiglia per il passaggio dai progetti pilota ai servizi su larga scala.

A livello internazionale sono stati censiti 176 progetti smart road dal 2017 al 2025, di cui 23 attivi in Italia. La più recente certificazione, rilasciata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a giugno 2025, riguarda la Tangenziale di Napoli, riconosciuta come prima Smart Road italiana ai sensi del DM 70/2018.

L’analisi dell’Osservatorio evidenzia che il 54% dei progetti internazionali si ferma all’efficienza operativa di base, senza generare vantaggi competitivi. Solo l’11% dei progetti crea ecosistemi di servizi orchestrati da terze parti, dove risiede il valore economico più significativo. Per sbloccare questo potenziale, servono un adeguamento normativo e modelli di business basati su servizi safety critical.

La tecnologia V2X (Vehicle to Everything) è considerata abilitante per la smart road. Le criticità riguardano la mancanza di reti locali dedicate, protocolli C-ITS standardizzati e architetture condivise. La latenza critica per i servizi di sicurezza deve rimanere sotto i 40 millisecondi. Attualmente, la monetizzazione diretta dei dati stradali è ancora marginale e il parco veicoli V2X è limitato.

Cybersecurity e sovranità tecnologica

La diffusione di soluzioni digitalizzate nelle infrastrutture critiche richiede un innalzamento dei livelli di cybersecurity. L’Europa ha varato la Direttiva NIS2, che include nei propri ambiti applicativi i settori energia, acqua e infrastrutture digitali. A questa si aggiunge il Cyber Resilience Act, che riguarda la sicurezza dei prodotti digitali immessi sul mercato.

Sul fronte della sovranità tecnologica, l’Unione Europea ha presentato un pacchetto che comprende due proposte legislative (Chips Act 2.0 e Cloud and AI Development Act), la strategia open source dell’UE e una tabella di marcia per la digitalizzazione e l’IA nel settore energetico.

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